• Album & singles of the year 2010

    Album of the year 2010

    2010, anno di grazia. Tanti i dischi meritevoli di menzione e con fatica alla fine abbiamo redatto la consueta “classifica”, che vede la seconda e la terza posizione occupate parimerito da due titoli.
    Chi ci segue lo sa,
    questo non è un sito di musica commerciale e chiari ormai sono anche i nostri fini: far conoscere la musica che più ci emoziona, spesso pubblicata da piccole etichette, che non sono gestite da managers ma da musicisti e da appassionati come noi, poco preoccupati del numero di copie vendute, pronti ad attingere alle proprie risorse per sostenere progetti che ritengono validi anche quando hanno potenzialità di vendità ridotte: questo significa indipendente.

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    MIDLAKE vinyl vinile box

    1 MIDLAKE The courage of others

    label Bella Union
    Deluxe vinyl box-set* 145,00
    180 g LP w/inner sleeve 18,99 €
    [also available on CD]
    *2×45-RPM high quality LPs + 2xCD w/extra materials + DVD + giant booklet (Ltd. edition)

    La tradizione musicale americana, soprattutto per i bianchi, rimane uno degli elementi più forti di riconoscimento nazionale, alla faccia dei cambiamenti sociali ed economici – più che culturali – che attraversano gli States e un rock-folk a tinte country come quello suonato dai Midlake ha radici lontane. Un filone musicale che da decenni accoglie bands della West o dell’East Coast ma anche inglesi, purché abbiano capito in quale spazio compositivo muoversi: gli schemi sono ben definiti e gli strumenti vanno usati rispettando quei canoni che definiscono molto chiaramente uno “stile” che va tenuto pulito e regolare.
    Un mondo fatto di note tranquille e romantiche, proposte da generazioni di ragazzotti perlopiù rimasti anonimi, in altri casi diventati arcinoti, uniti non solo dai gusti musicali ma da un comun sentire che evidentemente si  esprime anche nel modo di apparire, se oggi un giovane gruppo come i  Band Of Horses si presenta sul palco con barbe e capelli lunghi e  camicioni a quadri come i Fleetwood Mac di quarant’anni fa.

    Un suonar virtuoso, direbbe in Italia il lettore di Buscadero; ordinario ed innocuo, direbbero i moderati; insopportabile o piacevole, scriviamo noi che ascoltiamo dischi provenienti da mille mondi e modi diversi di concepire la musica e che difficilmente ci esaltiamo quando la mancanza di originalità è inevitabile se si parte seguendo una strada sin a tal punto tracciata.
    Ma questa volta è un già sentito che ci affascina e ci conquista. Il Neil Young di Harvest c’era già riuscito ad andare oltre creando qualcosa di speciale senza compiere salti di confine. Oggi, dopo tantissimo tempo, un altro disco cresciuto nella grande scuola dei buoni sentimenti riesce ad emozionarci.

    The courage of others è addirittura epico: epico nell’atmosfera fatata che la voce di Tim Smith, già bassa e calda, crea e mantiene con il sostegno corale degli altri musicisti per tutti e dodici i racconti che lo compongono; epico nell’esecuzione di melodie meravigliose che si amalgamano all’incidere narrante dei brani.

    E’ un lavoro che inganna, attenzione. Sulle prime può apparire mono-tono, troppo simile dall’inizio alla fine, causa la modalità di scrittura di questa musica, la stessa per tutto il disco. Bisogna dare al nostro orecchio la possibilità di riconoscere la matrice comune che veste tutte le canzoni per assimilarla e poi metterla da parte. Dobbiamo darci il tempo di più ascolti, in tal modo ogni brano comincerà a rivelare una inaspettata personalità pur rimanendo fortemente ancorato al contesto primordiale di cui parlavamo poc’anzi.

    Ci limitiamo a sezionare un solo frammento: la parte finale della title-track. Sembrava il punto debole, il brano poco ispirato che ci riporta sulla terra, invece nell’ultimo minuto si inserisce un flauto alla Jethro Tull che spazza via ogni dubbio sulla fattura di questo album.

    I Midlake stanno via via guadagnandosi una fama internazionale e il tour è stato allungato di una quarantina di date rispetto a quanto previsto dal piccolo management dell’etichetta. Non sempre le esibizioni dal vivo possono render fede alle qualità della band, ma ogni volta che questo album comincia a girare sul nostro giradischi, lì accanto si apre il sipario purpureo e morbido di un accogliente teatrino. Siamo in un paesello medievale di campagna, incomincia la fiaba e ci lasciamo condurre in un viaggio intimo e commovente.
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    2 DRIVAN Disko

    label Smalltown Supersound, EU white vinyl LP 17,99 € [also av. on CD]

    Tra Mùm, Lali Puna e XX, glitch-pop d’autore cantato in svedese, pianoforte e chitarra accuratamente stonati, suoni artificiali e rumori addomesticati alle melodie. In alcuni passaggi intensi come i Portishead ma comunque allegri: Disko è un album intelligente e positivo.
    Brani come Inget mer sen [>> ascolta], Kämpa [>> ascolta], Låt det va, Hårt i ögat, Allt man vil [>> ascolta]sono tenui fasci di una luce romantica che si staglia nei freddi cieli scandinavi.

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    THE CORAL Butterfly house

    2 THE CORAL Butterfly house

    label Deltasonic
    EU High quality vinyl LP in g/fold sleeve & inner sleeve 20,99 € [also av. on CD]

    Sesto album per questa band smaccatamente 70’s di Liverpool. Tutti e sei finiti nella top-ten britannica, uno solo (The invisible invasion) molto conosciuto anche all’estero, grazie alla EMI che si accordò con la Deltasonic – da sempre label del gruppo – e pagò tutte le più importanti radio europee perché ci martellassero col singolo In the morning nell’estate 2005, un pezzo carino ma poca cosa rispetto al molto di più che sanno offrire i Coral.
    Per il nuovo Butterfly house sono andati ancora più indietro nel tempo: se prima i Doors erano un chiarissimo riferimento stilistico, ora dobbiamo retrocedere agli Anni 60 e menzionare gli Animals o i Kinks. In cabina di regia s’è seduto addirittura John Leckie (produttore di The Adverts, Felt, Simple Minds, Radiohead, Muse).

    Nessuno si è mai sognato di criticare negativamente i Coral nonostante un feeling così vicino con i gruppi del passato e nonostante non siano ancora trentenni, perché le melodie composte sono sempre originali e, semplicemente, si sente subito che hanno le carte in regola per poter occuparsi di oldies in modo apprezzabile.

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    EDWYN COLLINS Loosing sleep

    3 EDWYN COLLINS Losing sleep

    label Heavenly, EU 2×45-RPM Audiophile vinyl in g/fold sleeve 20,99 € [also av. on CD]

    Quando un musicista si riaffaccia sulla scena dopo anni di sofferenza fisica e viene pubblicato un suo nuovo disco, ci si appresta ad ascoltarlo con cautela, si ha paura di non riuscire ad essere obiettivi anche se lo si vuole assolutamente essere. Nessun sostegno inconscio, mi son detto, avvertendo una sensazione mista: la speranza e la voglia di poterne scrivere bene e la paura di non poterlo fare.
    Apro la bella copertina che riporta i testi, le foto, le note informative e leggo i tanti nomi di coloro che hanno contribuito a Losing sleep. Un album che ha avuto una gestazione lunghissima per i due ictus che hanno prostrato Edwyn Collins compromettendone seriamente la funzione motoria. Non potendo più impugnare la chitarra si è dovuto limitare a cantare i pezzi scritti in gran parte da altri, coordinando poi il lavoro nel suo complesso.
    Questi altri sono musicisti di nota, notissima fama, che hanno omaggiato l’amico sfortunato.

    E’ un’ensemble trans-generazionale ad avere composto la musica dell’album: Johhny Marr (The Smiths), Paul Cook (Sex Pistols), Roddy Frame (Aztec Camera), Ryan Jarman (The Cribs), Jonathan Pierce (The Drums), Romeo Stodart (The Magic Numbers), Alex Kapranos (Franz Ferdinand, che citiamo volutamente per ultimi). Il risultato è il miglior disco a nome dell’ex Orange Juice, il cui ruolo è stato comunque centrale nella produzione artistica e nella registrazione che senza il suo orecchio non sarebbe uscita così splendidamente anni ’80.
    Come tomorrow, come today è un’esplosione di gioia, In your eyes e It dawns on me sono due un pezzi di pop attualissimo e vivace, I still believe in you un brano stellare che ben rappresenta il carattere dell’album: un disco che può significare una vera rinascita per Edwyn Collins.

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    3 AVI BUFFALO Avi Buffalo

    label Sub Pop, USA LP w/insert & mp3-code 15,99 € [also av. on CD]

    Quanti nomi vengono tirati in ballo per descrivere la musica dei  quattro giovani, giovanissimi ragazzi californiani… Dai Beach Boys ai Big Star ecc. ecc. ma il ragazzetto che scrive questi  brani ha appena  18 anni e i suoi compari poco di più, troppo freschi  per essere freak! E’ più probabile che siano stati  degli ascolti più recenti ad influenzare gli Avi Buffalo: Yoshimi battles dei Flaming Lips o le magie dei Gorky’s Zygotic Mynci, quelli che cantavano in  gaelico e conquistavano le classifiche britanniche degli anni ’90 con dischi pieni di suoni mistico-psichedelici ma di impatto, facili ed elaborati  nello stesso tempo.
    L’album di debutto include ovviamente What’s in it for?, 45 giri che ha spopolato tra i loro coetanei “bloggers” nel web, e l’incantevole, straordinaria What’s your dirty mind?

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    Singles of the year 2012


    Wrestling-boys-II-by-Herbert-List
    Photo: “Wrestling boys II” by Herbert List at the Baltic Sea (1933)

    1 THE RADIO DEPT. David

    label Every Conversation
    JAP 4-trk. 12″ EP *Limited 300 copies*
    [also av. on Labrador CDEP]

    Atmosfera grigio-metallica, suoni mandati in distorsione, voce inscatolata perché appaia lontana, freddi battiti elettro-guidati al posto di batterie vere.
    I Radio Dept. propongono un dream-pop veramente sognante, dolce, con momenti estatici clamorosi, raccogliendo ciò che di grande è stato fatto negli anni ‘90 da Slowdive e Ride, che a loro volta spostarono il noise dei Jesus & Mary Chain verso più tranquille dilatazioni psichedeliche, ed aggiungendo quel senso della melodia che dà al pop made in Svezia un tocco in più.
    Dopo We would fall against the tide (retro dello storico 45 giri di debutto), una delle più belle canzoni di fine secolo, i Radio Dept. pubblicano un altro singolo stellare, unico episodio riuscito del nuovo, bruttissimo, terzo album.

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    1 ERIC BRENDO Over the dunes, into the cave

    label The Council
    USA 4-trk. 7″

    Ex-aequo al primo posto anche il debutto di Eric Brendo, musicista americano autore di quattro convincenti brani a cavallo tra gli ’80s e i primi ’90s.
    Disco importato da noi in esclusiva.

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    2 CRYSTAL STILTS Shake the shackles

    CRYSTRAL STILST Shake the

    label Slumberland
    USA 7″

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    3 BURNING HEARTS
    Night animal/A peasent’s dream (Jori Hulkkonnen remix)

    Burning Hearts

    label Shelflife
    EU 7″