Album dell’anno 2025

N° 1. ANDREA LASZLO DE SIMONE Una lunghissima ombra
Labels: ITA 42 Records, FRA Ekler’O’ShocK
2xLP (various editions) & CD
Mi ci è voluto un po’ per comprenderlo davvero. Partite dai tre brani che inserisco qui sotto (in cuffia, ovvio) e, solo dopo, riservate a questo album il tempo e la dedizione che chiede con un ascolto notturno.
Per il grado di coinvolgimento emotivo, consacro questo disco non solo come “album dell’anno” ma come opera destinata a restare tra i miei dischi preferiti di sempre. Un universo sonoro fatto di melodie avvolgenti e un’attitudine lo-fi costruita con misura e tatto.
Oltre a rientrare in uno dei generi che amo – quell’art pop atmosferico ed intimista costruito su paesaggi sonori dal respiro cinematografico – la sua musica esprime una sincerità rara. Laszlo rilascia poche interviste, è soddisfatto di aver completato il lavoro e non sembra abbia intenzione di fare un gran che per farlo conoscere, essendo quella del musicista solo un’occupazione secondaria e che non deve in alcun modo interferire con le sue priorità (N.d.R. – ad esempio fare il padre).
In Francia, dove le radio e le riviste che dedicano attenzione alla musica non commerciale sono più seguite che da noi, lo amano già dal precedente Immensità (2019), un album che, pur mostrando buone intuizioni, lasciava la sensazione di un potenziale non completamente espresso. È risaputo che questo tipo di sonorità trovi grande riscontro tra i nostri cugini d’Oltralpe quando la lingua è il francese o l’inglese ma per chi canta in italiano è dai tempi di Paolo Conte che un nostro musicista non veniva seguito con tale passione.
Una lunghissima ombra ha preso forma da una prima fase di stesura dei singoli brani in momenti anche molto distanziati tra loro (la prima traccia risale al 2020) cui si è aggiunto un successivo lavoro di composizione di interludi e raccordi, fino a una revisione finale pensata per armonizzare l’insieme in un unico impianto concettuale.
Si potrebbero avanzare molteplici disquisizioni sulla costruzione compositiva dell’album; qui mi soffermerò solo su due degli aspetti per me più significativi.
Il lavoro sulle tonalità minori crea delle sensazioni di inquietudine ma sono proprio queste tensioni, con la loro incisività, a rendere l’esperienza di ascolto più avvolgente.
L’approccio vocale-narrativo adottato in alcuni episodi potrebbe suggerire un parallelismo con Franco Battiato. Tuttavia, si tratta di una somiglianza limitata a pochi elementi espressivi: le architetture musicali e le radici compositive dei due universi restano profondamente diverse.
>> Pienamente
>> Planando sui raggi del sole
>> Aspetterò
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N° 2. CHANTAL ACDA The whale
Label Starman | 180 g LP g/fold slv. + insert, CD
The whale è un disco che si muove sui consueti tempi dilatati cari alla cantante belga, uno spazio sonoro in cui si innestano arrangiamenti intrecciati con cura da una band ormai pienamente affiatata. Una produzione attenta ai dettagli e un’ottima registrazione sono fattori che riescono contemporanemante ad esaltare la separazione dei vari strumenti – che si vuole così netta, con piano e percussioni in primo piano – e a dare alla sua voce autorevole l’enfasi che merita. Un esempio è la sofisticata Togetherness, con uno sfavillante piano jazz e un basso profondo e roboante a preparare l’entrata in scena di un cantato vibrato.
C’è inoltre un elemento di novità che rompe con la tradizione, ovvero la presenza di due brani più sostenuti nel ritmo e ruvidi nelle chitarre. Il primo è Heads, inaspettatamente noise, potente e drammatico nel suo sviluppo, che diventa inevitabilmente l’episodio centrale del disco, comparendo come una montagna di granito in un panorama di dolci colline. Il secondo è Make it work, posto a chiusura di un album che annovero tra i suoi migliori insieme a Let your hands be my guide (2013).
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N° 3. THE CHARLATANS We are love
Label BMG | GER LP [black or clear vinyl], CD
Premetto che dopo il celeberrimo debutto Some friendly (1990) e dopo Between 10th & 11th (1992) la formazione non ha più incontrato i miei favori e mi sono avvicinato a questo nuovo album senza alcuna aspettativa e, anzi, un po’ controvoglia ma un’uscita dei Charlatans va comunque ascoltata.
La lunga pausa dal precedente Different ways (2017) è stata fruttuosa.
Nessun brano memorabile ma quelli di buon livello sono 9/11 e dunque, nell’insieme, We are love presenzia a pieno titolo nella lista di fine anno. Una carrellata di pezzi freschi capaci di colpire subito e di crescere ancora di più al secondo o terzo ascolto: ben suonati e ognuno dotato di un tema melodico efficace.
Ne sono un esempio Appetite, con una splendida parte strumentale di synth e organo prog, il pop cristallino di You can’t push the river e la vigorosa Out on our own.
Un Tim Burgess in grande forma, la cui voce appare leggermente meno nasale di quando Then faceva ballare tutta Europa ma è incisiva e trascina una band che ha rispolverato quel sound che – dopo molti anni – torna a dare risalto alle tastiere e all’organo che resero iconico il debutto.
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N° 4. THE APARTMENTS That’s what the music is for
Label Talitres | FRA LP in g/fold sleeve, CD
Un nome, The Apartments, scelto per evocare simbolicamente uno spazio intimo in cui pensare ai ricordi o in cui rifugiarsi per riflettere, e vuoto, dove ogni elemento che si usa avrà un ruolo importante. La band australiana di Peter Milton Walsh si contraddistingue infatti per un’apparente essenzialità e un sound notturno e contemplativo.
Una lunga storia alle spalle (il primo album data 1985), un seguito di fans rimasto di nicchia ma fedele che ha permesso alla formazione, con la spinta di un crowfunding salvifico, di tornare in studio dopo ben diciotto anni di inattività e dare alle stampe l’ispiratissimo No song, no spell, no madrigal (2015).
Non solo una rinascita ma un nuovo fervore creativo che è proseguito con la pubblicazione di un discreto album, In and out of the light (2020), e soprattutto con questo ultimo lavoro che – per quanto mi riguarda – rappresenta il migliore disco della loro carriera.
Gli eleganti intrecci di chitarra e un chamber-pop tendenzialmente introspettivo e malinconico hanno sempre rappresentato gli elementi caratteristici di Walsh & soci ma i rinati Apartments danno finalmente forma a melodie più limpide e accessibili, che in passato restavano soltanto suggerite, come ombre sullo sfondo.
>> It’s a casino life
>> A handful of tomorrow
>> Death would be my best carrer move
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N° 5. SAINT ETIENNE International
Label Heavenly | UK LP in g/fold slv. [black, various colors], CD
Dopo trentacinque anni insieme, il trio londinese comunica la fine del sodalizio regalandoci l’album migliore alla pari di Finisterre (2002). Una di quelle band che – a mio modo di vedere – va ricordata soprattutto per gli EP, tra i quali innanzitutto la meravigliosa cover di Only love can break your heart (Neil Young) e poi You’re in a bad way, Join our club, Who do you think you are.
Un pop elettronico orecchiabile e immediato, mai caduto nel mainstream popolare alla Pet Shop Boys per intenderci, il formato-canzone come costante e qualche accenno all’house più moderata. Tra le poche formazioni ad essere state seguite o perlomeno rispettate anche dagli ascoltatori di musica non commerciale, trovando spazio nelle colonne dei vari NME e Q magazine, nonché negli indie mags europei.
>> Two lovers
>> Brand new me
>> Sweet melodies
+
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Singoli dell’anno 2025
1. DELTA FUNKTIONEN Black endlessness (Area Forty_One Piano rework)
B-side of Black endlessness NL 12″ single
Label: Radio Matrix
Splendido remake dell’omonimo brano techno-house* a cura di Dennis van Gemert, poliedrico musicista elettronico che sradica il tema melodico dall’originale e lo impreziosice con effetti echo e riverberi che si inseguono come ombre.
>> qui la * versione originale
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02. JIMI TENOR Tsicroxe
B-side of single Summer of synesthesia
Label Timmion | FIN 7”
Dalla Finlandia, con calore. Jimi Tenor colpisce nel segno con un pezzo che racchiude un imprevedibile mix di jazz, funk e soul. Visto la scorsa estate a Bologna, bel concerto.
>> Tsicroxe
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3. GULP Wildflowers
Label E.L.K.| UK 7″ *Ltd. edition 300 copies*
Ottimo singolo per l’indie band di Guto Pryce (Super Furry Animals), senza’altro il brano più ispirato del loro nuovo album.
>> Wildflower

